Icona mariana Santa Montagna
Nostra Signora della Santa Montagna

Anno sociale 2007/2008

Come uomini liberi servitori di Dio.
"Comportatevi come uomini liberi, non servendovi della libertà come di un velo per coprire la malizia, ma come servitori di Dio ". (1Pt2,16)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Associazione Vita Nuova

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L'icona del salvatore di Pietro

A partire dal mese di Gennaio 2008, avvertivo all’interno dei vari momenti di preghiera, qualche cosa di insolito per il modo in cui insistentemente si affacciava davanti ai miei occhi la scena di Pietro che camminava sulle acque grazie a Gesù. Nello scorrere dei mesi la scena si ripresentava e come pure anche il testo evangelico di Matteo al capitolo 14,24-33. Testo che narra appunto di questa vicenda. All’indomani della Pasqua, mentre si andava verso l’estate, cominciai a capire che il Signore, per mezzo del Suo Spirito, mi rivelava quello che avrebbe dovute essere il cammino estivo. Negli incontri di preghiera del mese di Maggio, veniva confermato  questo tema e così incominciai a prepararmi ad esso facendo per primo una esperienza anticipata di quello che avrebbe dovuto essere il cammino di tutti.

    L’anticipazione del percorso estivo è stata messa in atto grazie alla elaborazione dell’Icona che ho chiamato: «Il Salvatore di Pietro». Una volta individuato il soggetto, mi sono quindi messo all’opera avvalendomi dell’aiuto di Daniele per il taglio del legno, di Benito per la stuccatura, di Pasquale e di mio nipote Giulietto per alcune basi di colore. Strada facendo ho potuto condividere che cosa esattamente si stava elaborando e perché. Così, per un bel mese, la scena che prendeva mano a mano vita, era oggetto di mie riflessioni e anche di comunicazioni relative il significato dell’Icona e il messaggio che intendeva trasmettere.

In questo mese di lavoro non continuativo ma a ritaglio di tempo pregavo e riflettevo in ciò aiutato anche dal contesto entro cui il lavoro andava avanti. Contesto della ‘dacia’ dell’orto della Santa Montagna. Passavo dalla tavola iconografica alle aiuole dell’orto. Dal lavoro pittorico a quello dell’ortolano. In tanti momenti confortato dai canti del rinnovamento e da alcune stupende basi musicali che venivano diffuse da due casse stereo nella zona della dacia.

Per la festa della casa avvenuta il 29 giugno 2008, l’Icona era già a destinazione e sotto gli occhi di tutti i fratelli e le sorelle riunite per l’occasione. E’ tutt’ora  sotto gli occhi di coloro che in questa estate 2008 prendono parte ai momenti di preghiera assembleare e di formazione presso il nostro Centro di Spiritualità della Santa Montagna.

Devo al Signore e alla Beata Vergine Maria tutto il mio ringraziamento per avermi guidato e aiutato nella elaborazione di questa Icona anche se in condizioni fisiche che soprattutto dalla fine di maggio non sono state ottime e segnate da sofferenza. Ho vissuto tutto questo come una esperienza positiva perché nel frattempo l’Icona suggeriva a me per primo, qualche cosa di molto importante e ciò ancor prima che agli altri.

Chi mi vedeva all’opera mi porgeva domande interessanti e mi chiedeva cosa significasse per me lavorare sull’Icona. Per lo più interrogative circa la scelta sia del tratto che dei colori, nonché del soggetto. Ho cercato di dare risposte a chiunque mi ha formulato le domande mossi da sincero desiderio di leggere e comprendere il messaggio dell’Icona. In questo opuscolo ho  raccolto per esporlo, il messaggio di essa. Nella relazione che tenni nella mattinata del 29 giugno dissi in parte qualche cosa di quanto ora si potrà leggere in queste paginette in maniera più ampia.

Ecco pertanto in margine all’Icona le riflessioni che soggiacciono e che è giusto tenere presente per comprenderla. Possano queste pagine infervorare, stupìre e incoraggiare tutti noi ad avere una fede più viva e più matura! Buona estate 2008!

P.Giulio Manera 

VANGELO DI  MATTEO (14,24-33)

Verso la fine della notte, egli venne verso di loro camminando sul mare, furono turbati e dissero :«E’ un fantasma” e si misero a gridare per la paura. Ma subito Gesù parlò loro: “Coraggio, sono io, non abbiate paura”. Pietro gli disse: «Signore, se sei Tu, comanda che io venga da Te sulle acque». Egli disse : “Vieni!” Pietro scendendo dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma per la violenza del vento si impaurì e cominciando ad affondare gridò: «Signore salvami!». E subito Gesù stese la mano, lo afferrò e gli disse:”Uomo di poca fede, perché hai dubitato?” Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti esclamando: «Tu sei veramente il Figlio di Dio”.

L’ICONA

Ogni Icona ha in sé una sua bellezza costituita dal suo linguaggio e quindi dal suo messaggio. Si sa che si tratta di una bellezza non estetica per come noi oggi  privilegiamo. La bellezza di cui si rimane affascinati è quella della ‘verità’ che si affaccia. Questa è la vera bellezza! Le icone rispondono a taluni canoni pittorici che non indulgono  su elementi devianti dalla verità. Questa siamo chiamati ad ammirare e a contemplare. Ogni persona che ha gusto per l’arte dovrebbe sapere che il canone iconografico non  soddisfa i sensi esteriori, né i gusti alla moda. Per questo, benché si possa parlare di bellezza artistica, ogni Icona sfugge ai criteri puramente artistici e si lascia afferrare dalle menti in cerca del mistero che può illuminare la tenebrosa esistenza dell’umanità.
Il mistero è al centro di tutto. Quanto più si presenta nella sua essenzialità, più  chiunque guarda una Icona si concentra sul mistero stesso. Essa infatti è un punto di partenza verso qualche cosa che stà molto al di là di questa finestra e che grazie ad essa può essere contemplato.

L’Icona del Salvatore di Pietro si presenta povera di elementi. In essa c’è essenzialità. C’è quello che ci deve essere e nulla di più. Chiunque la guarda da subito si concentra su due persone: quella di Gesù e quella di Pietro. C’è come sfondo di doratura, e nella parte sottostante un movimento di onde.

L’Icona rinvia all’ episodio raccontato dall’Evangelista Matteo, che troviamo anche in Marco e in Giovanni, con alcune varianti. Un racconto molto complesso, ricco di elementi educativi per la fede dei credenti. L’Icona non vuole essere un filtro al vangelo, ma nella sua essenzialità ,vuole rinviare chiaramente ad esso ed è come se attraverso questa Icona fossimo obbligati ad entrare in una migliore comprensione dell’episodio evangelico destinato ad illuminare la vita di tutti i cristiani.

Il racconto matteano è denso di elementi che portano  a considerare numerosi aspetti in esso contenuti. L’Icona ha privilegiato evidenziare il rapporto Gesù-Pietro. Non ci sono elementi di riempimento di nessun tipo. Né il cielo, né il mare. La scena è dominata dall’umanità divina di Gesù e dalla semplice umanità di Pietro. Niente richiami della barca, né in prospettiva delle rive del lago. E’ come se la scena abbia nemmeno più il lago come luogo in cui è avvenuto l’episodio. Una scelta voluta appositamente. Una icona semplicissima al centro della quale si osserva la presenza dell’umanità con al di sopra un cielo e al di sotto il mare. Ponendo attenzione a questi due elementi si nota come il cielo non sia cielo come può essere inteso. Lo dice l’ampia doratura che sostituisce il classico colore del cielo che si sa è azzurro. Il mare invece è azzurro e ricco di tonalità chiare e scure di questo azzurro cielo. Così’ come si presenta l’Icona parrebbe non essere rappresentato un episodio, quello appunto raccontato da Matteo nel suo Vangelo, ma rivelato un mistero. Il salvataggio di Pietro corrisponde quasi ad un passaggio avvenuto nelle acque su cui era in cammino, nelle quali è sprofondato,e dalle quali esce.  Il capo e le spalle di Pietro già siano nel colore dorato dello sfondo sinonimo di gloria. C’è dunque nell’Icona il messaggio della rinascita o della chiamata alla fede che salva e che strappa dalla morte. Fede in Gesù che permette  all’uomo di passare dalla morte alla vita e questa pienamente gloriosa.

Ma questo mare così come è delineato nell’Icona, ha un movimento di onde quasi simile alle nubi del cielo. Richiama per così dire il testo dell’Apocalisse:

« Ecco viene sulle nubi e ognuno lo vedrà; anche quelli che lo trafissero e tutte le nazioni della terra si batteranno il petto per lui. Si amen,!Io sono l’Alfa e l’Omega,dice il Signore Dio, Colui che è, che era, che viene, lOnnipotente » (Ap.1,7-8)

Il testo matteano termina con una espressione forte da parte di tutti quelli che erano nella barca; “Tu sei veramente il Figlio di Dio” e lo dissero prostratisi innanzi a Lui. Dunque l’Icona vuole far comprendere come non si intende menzionare un semplice intervento miracoloso di Pietro, ma l’evento della Salvezza che è venuta agli uomini in Cristo Gesù.In Pietro c’è la rappresentazione di tutta l’umanità, quindi anche quella di ciascuno di noi.

I colori che caratterizzano le vesti di Gesù e di Pietro ci permettono di rintracciare con quale modalità e per  quale scopo la salvezza si attua. Sono colori semplici. Pietro veste di verde. Il sottile e semplice mantello di Gesù è verde. La veste di Gesù è rosso scarlatto.

I due colori sono anch’essi espressione del mistero dell’esistenza umana. Il verde è il colore della vita umana. Lo è anche di tutta la creazione. Quanto ci è dato di ammirarlo nella Santa Montagna! Sta a dirci l’importanza dell’umanità. Ci riferisce dell’uomo, della sua esistenza scaturita dalla volontà divina. Ma ci parla anche di tutta la caducità, della debolezza, dell’infermità che segna pesantemente la vita degli uomini. Questo è il colore della veste di Pietro! Ed appunto questo colore ci fa da subito comprendere come Pietro al pari di tutti gli uomini  fà sempre i conti con la sua debolezza. E non se ne deve stupìre. L’uomo è debole ed ha bisogno della forza di Dio per stare a galla nella vita.

Questa umanità debole, Gesù si è addossato! La sua solidarietà, il suo essersi fatto uno di noi e in tutto uguale a noi tranne che nel peccato è richiamato appunto nell’Icona dal colore del manto. Come si può vedere il manto è particolare, sembra appoggiato appena sulle spalle di Gesù ed è soltanto sul braccio sinistro che lo vediamo interamente avvolgente. Poiché, l’opera della salvezza, dono di Dio e dell’iniziativa divina, si è manifestata nell’umanità di Cristo Gesù. E’ Gesù che ha teso la sua mano verso la nostra povera umanità. Il gesto che qui viene delineato nell’Icona rinvia ad un altro  gesto rappresentato dall’icongrafia. E’ lo stesso che vi è nell’Icona della discesa di Gesù agli inferi per strappare dalla condanna e quindi dalla morte Adamo ed Eva. In questa Icona stà a rivelare la salvezza che è entrata nella storia della umanità esaltandone l’autore e il destinatario. Gesù è il Salvatore di Pietro. Lui il Redentore del’uomo! Pietro è lì a rappresentare per primo il grande mistero della salvezza e della redenzione. Ma l’icona intende anche mostrare  l’aspetto della glorificazione.

Questo gesto ci riesce meglio di comprenderlo riportandoci alla mente un versetto della lettera ai Romani
 « Quelli che da sempre ha conosciuto li ha anche predestinati ad essere conformi all’immagine del Figlio Suo, perché Egli sia il primogenito tra molti fratelli; quelli che ha predestinati li ha anche chiamati; quelli che ha chiamati li ha anche giustificati; quelli che ha giustificati li ha anche glorificati» (8,28-30)

Gesù veste di rosso scarlatto che può essere  il colore della regalità, ma che è anche il colore del fuoco, ovvero dell’amore. La sua veste ci rende consapevoli come la salvezza sia proprio un atto di amore di Dio verso l’umanità. Ed è appunto questo intervento di Gesù, che rientra insieme a tantissimi altri da lui compiuti, nel quadro della misericordia divina. Dio ci ha amati e al punto tale da mandarci il Suo Figlio per caricare su di Lui tutto il peso della nostra miseria e del nostro peccato. Gesù non ha disdegnato l’umanità. Dio si è fatto uomo e si è addossato l’umana infermità.  Pietro ha fatto  un’ amara esperienza della debolezza umana. Doveva rendersene conto e di questa non doveva scandalizzarsi, né disperarsi. C’è Gesù! Per poter essere salvati e afferrati dalle mani di Dio occorre avere fede in Colui che il Padre ha mandato nel mondo. Non basta avere sentimenti generici di fiducia, occorre proprio avere sentimenti di fede, né usare la fede per dimostrare qualche cosa di sé. L’icona mette in evidenza l’importanza dell’incontro dell’uomo con il Signore Gesù e l’importanza della Presenza del Signore nella storia dell’umanità.

 

Un confronto del Vangelo di Matteo
 con quelli di Marco e Giovanni

L’Icona ci presenta in modo molto semplice ma chiaro il mistero della salvezza facendo leva sull’episodio evangelico di Matteo che la ispira. E’ tuttavia interessante andare oltre quello che si può vedere e andare più in profondità. A permetterci il giusto approfondimento potrebbe essere il confronto di questo episodio con gli altri due evangelisti che ne parlano. Non fa testo il racconto di Luca sulla tempesta sedata.

Vangelo di Marco (6,45-52)
«Ordinò poi ai discepoli di salire sulla barca e precederlo sull’altra riva, verso Betzaida, mentre egli avrebbe licenziata la folla. Appena li ebbe congedati, salì sul Monte a pregare. Venuta la sera, la barca era in mezzo al mare ed egli solo a terra. Vedendoli però tutti affaticati nel remare, poiché avevano il vento contrario, già verso l’ultima parte della notte, andò verso di loro camminando sul mare e voleva oltrepassarli. Essi vedendolo camminare sul mare, pensarono:”E’ un fantasma” e cominciarono a gridare perchè tutti lo avevano visto ed erano rimasti turbati. Ma egli subito rivolse loro la parola e disse:”Coraggio, sono io,non temete!. Quindi salì sulla barca e il vento cessò. Ed erano enormemente stupìti in se stessi, perché non avevano capito il fatto dei pani essendo il loro cuore indurito.

Vangelo di Giovanni (6,16-21)
Venuta intanto la sera, i suoi discepoli scesero al mare e saliti in una barca, si avviarono verso l’altra riva in direzione di Cafarnao. Era ormai buio, e Gesù non era ancora venuto da loro. Il mare era agitato, perché soffiava un forte vento. Dopo aver remato circa tre o quattro miglia, vedere Gesù camminare sul mare e si avvicinava alla barca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro:”Sono io non temete”. Allora vollero prenderlo sulla barca e rapidamente la barca toccò la riva alla quale erano diretti.

La comparazione dei tre vangeli dà mostra come le fonti a cui attingono gli evangelisti sono diverse e diverse tradizioni si tramandano sull’episodio. E’ chiaro che l’episodio comincia ad assumere una rilettura interessata a presentare un insegnamento della fede secondo le diverse comunità cristiane a cui i vangeli si indirizzano come testi di formazione. Perciò  gli elementi diversi  non devono farci credere che non vi sia concordanza, anzi.  La necessità di risolvere qualche problema interna alle comunità porta gli evangelisti a sottolineare un aspetto maggiormente rispetto un altro. Sovente si tratta di un semplice particolare. Non puramente casuale. Pertanto se Matteo mette in rilievo Pietro è proprio perché nella mente dell’evangelista c’è forte il concetto della chiesa nascente investita del mandato apostolico di evangelizzare l’umanità. Un’opera che sarà incisiva proprio perché gli evangelizzatori, per primo Pietro, hanno realmente vissuto su di sé per primi l’evangelizzazione. Pietro, investito del mandato di confermare i fratelli nella fede, è colui che per primo fa una vera esperienza della salvezza. E’ lui che per primo deve fare una esperienza a tutto campo della fede  ed essere un vero credente.

L’episodio richiamato dall’Icona, alla luce degli altri due evangelisti meglio ci è dato di sapere in quale momento si colloca. Esattamente dopo l’avvenuto miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci non molto lontano da Cafarnao in una zona che corrisponderebbe all’attuale  Tabga.  Non entriamo nel merito di questo formidabile miracolo che dalle stesse parole di Gesù riportate da Giovanni, doveva essere un ‘segno’ di un altro Pane fondamentale per la vita, il solo che alimenta la vita vera e che permette all’uomo che di esso si nutre di giungere alla bellezza della vita eterna.

Il miracolo gioiosamente accolto e meravigliosamente avvenuto sotto gli occhi delle folle, dei discepoli e degli apostoli ha creato una incredibile reazione. Molte. Anche negli stessi apostoli. Ma non era stato capito bene, soprattutto è stato difficile la comprensione di esso alla luce della spiegazione data da Gesù. IL bello del momento ha lasciato un po’ di amaro poiché se il miracolo aveva aperto un grande spiraglio per cominciare finalmente a credere nel messianismo di Gesù, senocchè questa visione viene da Gesù stesso demolita. I suoi, come tutti devono sapere che sarà il Messia, ma non per questi prodigi miracolosi. Il vero prodigio, il vero miracolo sarà Gesù. Infatti successivamente a questo miracolo Gesù parla di sé come del vero pane disceso dal cielo. Questo il pane di cui l’uomo dovrà nutrirsi nel cammino della vita. Quello dunque che sembrava chiaro si rende oscuro. Marco, sottolinea la condizione degli apostoli su quella barca: avevano il cuore indurito perché non  avevano capito il fatto dei pani.

In Marco e Giovanni le parole di Gesù sono rassicuranti: “Coraggio, sono io, non temete” (Marco). “Sono io non temete” (Giovanni). In Matteo suonano di forte rimprovero per Pietro : “ Uomo di poca fede perché hai dubitato?”
Questo forte rimprovero entra nel cuore di Pietro, ma anche nel cuore degli altri che sono sulla barca al sicuro. Produce una reazione notevole sul piano della fede. Gesù si presenta ai loro occhi, come a quelli di Pietro come Colui del quale ci si deve fidare e nel quale occorre credere. Pertanto unanime la professione della fede: “Tu sei veramente il Figlio di Dio”. Professione formulata in atteggiamento di vera adorazione.

Sempre la comparazione dei tre testi evangelici ci permette di riflettere come le ore del giorno in cui avviene il tutto richiamano molto fasi della vita che possono dirsi delicate.

  1. la sera:  sia Marco che Giovanni ambientano l’episodio sul far della sera o della sera inoltrata. Si tratta di un momento assai delicato della giornata quando si pongono a fermo del attività del giorno e ci si appresta, dopo le fatiche al meritato riposo. C’è però un ultimo sforzo da fare, quello di ritornare a destinazione e per questo occorreva attraversare il lago, il mare di Galilea. Una note sul lago è sempre insidiosa. L’oscurità toglie punti di riferimento necessari alla navigazione e la barca rimane in balìa del vento e delle onde i cui movimenti imprevedibili tolgono la possibilità di capire se sono favorevoli o contrari, se anzicchè permetterti la giusta direzione non potrebbero addirittura portati ad altra direzione. L’iniziativa di salire sulla barca e di passare all’altra riva non è stata dei discepoli, ma di Gesù. E’ Lui che ha ordinato questo passaggio mentre dal canto suo avrebbe licenziato la folla che non demordeva dallo stargli addosso. Fatto questo Gesù si ritira sul monte a pregare.
  2. fine della notte: Matteo colloca proprio sulla fine della notte il prodigio. Per Giovanni quando oramai era già totalmente buio. Si potrebbe dire che l’intervento di Gesù che salva Pietro e che lo tira su dalle acque che lo stanno inghiottendo avviene proprio all’alba. Questo momento della giornata è quello che ci porta alla mente l’evento pasquale destinato a traghettare gli uomini dalla morte alla vita. Il momento destinato a sconfiggere le tenebre sull’umanità, e a porre sotto il potere del Vivente tutto ciò che vuole essere distruttivo. Quella  mattina presto ciò che, usciti dalla notte viene fatto sperimentare a Pietro rimarrà un chiaro insegnamento per tutti coloro che vorranno camminare verso nuovi cieli e nova terra. Per essi sarà necessari essere nuovi come uomini, ma ciò dipenderà della fede in Gesù. Lui è venuto a chiamare gli uomini dalla morte alla vita. Ma gli uomini dovranno avere fede in Lui!

Il momento della sera, quello della notte e quello dell’alba, costituiscono una specie di palestra educativa per conseguire una fede adulta e matura.
Gesù deve essere intelligentemente conosciuto come Persona e riconosciuto come tale: non è una idea, un  fantasma o una utopia filosofica. Egli è veramente uomo! Egli è veramente figlio di Dio! Egli è il Signore!

 Solo una fede matura, fondata su principì solidi di verità e non semplicemente emotivi o sentimentali o romantici garantisce un corretto cammino verso la gloria, Sicuro è il destino dell’uomo che obbedisce al Signore che dice: Passate all’altra riva! La navigazione potrà conoscere tutti gli incerti, ma l’apparente assenza di Gesù non deve essere occasione per dubitare di Lui che intercede, che soccorre, che non lascia l’uomo in balìa di se stesso, o vittima di ciò che ne può attentare la sua vita.
 E’ questo l’insegnamento che i Vangeli vogliono offrire alle nuove comunità cristiane che hanno preso il largo sul grande mare della storia. E’ questo l’insegnamento valido per tutti noi oggi parimenti chiamati a compiere una vera navigazione esistenziale che sarebbe ardua senza poter contare su Colui che è Signore.

Contemplando Il Gesù Salvatore

Nell’Icona è molto importante cogliere il movimento armonioso,sereno e disteso della Persona di Gesù che aleggia sulle acque nemiche per Pietro ma che stanno sotto i suoi piedi. Come pure l’atteggiamento benedicente accompagnato dallo sguardo tenero, attento e misericordioso di Gesù volto verso Pietro. E’ un Gesù che appare in tutta la sua bellezza divina, in tutta la sua regalità.

«Poiché dunque abbiamo un grande sommo sacerdote che ha attraversato i cieli, Gesù, Figlio di Dio, manteniamo ferma la nostra professione di fede. Infatti n on abbiamo un sommo sacerdote che non sappia compatire le nostre infermità, essendo stato lui stesso provato in ogni cosa, a somiglianza di noi, escluso il peccato. Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, per ricevere misericordia e trovare grazia ed essere aiutati al momento opportuno» (Ebr.4,14-16)

L’autore della lettera agli ebrei sollecita lo sguardo di fede che dobbiamo avere e la fiducia che dobbiamo porre in Colui che il padre ha mandato nel mondo per la nostra salvezza.

« Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicarlo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di Lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio»(Gv 3,16-18)

Espressioni che ci dicono molto della volontà di Dio di salvare tutti noi, di non lasciarci abbandonati a noi stessi. L’uomo deve poter credere in questo stupendo piano divino di salvezza

«Chi ascolta la mia parola e crede in Colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non  va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita» (Gv.5,24)

Pietro

Nell’icona gli atteggiamenti di Pietro sono di una persona che si è totalmente abbandonata a Gesù.La sua mano destra, quasi morta a contatto con quella di Gesù, mostrano il grado di questo abbandono. La mano sinistra sembra rivelare il desiderio di lasciare che Gesù faccia ciò che vuole di Lui e questo stato di abbandono di tutto se stesso traspare sul volto di Pietro che ha un misto di velata commozione per ciò che sta sperimentando.

« Non per essere andati dietro a favole artificiosamente inventate vi abbiamo fatto conoscere la potenza e la venuta del Signore nostro Gesù Cristo, ma perché siamo stati testimoni oculari della sua grandezza. » (2Pt 1,16)

Pietro è consapevole di aver dovuto fare un grande cambiamento, ma il cambiamento della sua vita non è stato frutto delle sue semplici capacità. Ogni volta che le ha messe in campo in maniera magari presuntuosa si è trovato in seria difficoltà. E’ quello che è proprio per la potenza di Dio! Lui lo sa e lo ha provato vivamente sulla sua pelle.

« Sappia dunque con certezza tutta la casa di Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso»! All’udire tutto questo si sentirono trafiggere il cuore e dissero a Pietro e agli altri apostoli: “Che cosa dobbiamo fare, fratelli?” E Pietro disse: “Pentitevi, e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per la remissione dei peccati; dopo riceverete il dono dello Spirito Santo”(Atti 2,36-38)

Non c’è come chi ha davvero conosciuto e sperimentato la salvezza che non possa parlare in un modo tale da ferire il cuore di chiunque ascolta una salvato. Pietro comincia ad essere credibile perché non c’è una parola delle sue che siano semplici parole. La sua vita non è stata qualificata da cose che mentalmente è andato a studiarsi. La sua vita è il frutto di un vero coinvolgimento di tutto se stesso. La stessa cosa può volere da tutti coloro che vogliono essere di Cristo Gesù.

« Ho imparato  ad essere povero e ho imparato ad essere ricco; sono iniziato a tutto, in ogni maniera: alla sazietà e alla fame, all’abbondanza e all’indigenza. Tutto posso in colui che mi dà la forza» (Fil.4,12)

Sono le parole di Paolo, ma possono essere lette applicate anche alla vita di Pietro che per la volontà specifica di Gesù di essere il primo ha dovuto realmente imparare molte cose. Soprattutto divenire di esempio per gli altri, per poter confermare la fede in tutti i credenti in Cristo.

 

colosso di s.Carlo
 

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Associazione Vita Nuova 2007