FRANCESCANI DELLA SANTA MONTAGNA: IL CARISMA

 

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Signore, fammi tornare bambino, là dove tutto è puro... fammi correre libero e leggero verso il Sole con il cuore pieno di gioia... fammi correre con i miei fratelli... fammi salire la Santa Montagna, là dove il Sole risplende nella purezza e nella forza dell'Amore.

 

Il Signore in questi ultimi anni, sta suscitando nella Chiesa la chiamata ad una nuova evangelizzazione a cui i laici sono invitati a partecipare in modo decisivo. 

Da diverso tempo sentiamo come necessaria una collaborazione sempre più stretta con loro, cercando di realizzare con essi in modo significativo il servizio della nuova evangelizzazione, collaborando non solo nella pastorale ma anche nella comunione di vita e persino nella vita in comune.

Edificare la Chiesa, significa edificare una comunità e la comunità è composta dai vari membri che, pur nella differenza, la costituisce armonicamente.
Nel libro degli Atti degli Apostoli vediamo la comunità cristiana condividere la mensa, la preghiera, l'insegnamento degli apostoli; è un'esperienza profonda di unione fraterna. È questa immagine di Chiesa che desideriamo sperimentare, perché la bellezza e la gioia del Vangelo siano sempre più condivise.

Quando nel 2015, in occasione dell’anno dedicato alla vita consacrata, Papa Francesco rivolgendosi ai consacrati, definiti come “esperti di comunione”, li ha esortati a creare “altri luoghi” dove vivere la logica del dono, della fraternità e della comunione1, ci siamo sentiti spinti ad intraprendere un nuovo cammino. Così in questi anni ci siamo affidati alla preghiera per chiedere a Dio di illuminarci su come esprimere questo carisma e come poterlo realizzare.

Il Signore ci ha offerto due pagine evangeliche:

La prima è quella di Gesù a Betania nella casa di Marta e Maria (Lc 10, 38-42): Marta sta servendo, mentre Maria seduta ai piedi di Gesù è in atteggiamento di ascolto. È proprio questo servizio di ascolto profondo che ci porta a scoprire e a contemplare la presenza di Dio nella nostra vita e ad apprezzarne, con gratitudine, la misericordia che ci offre. Gesù come buon samaritano si è fatto nostro Servo, per guarirci dalle ferite e infermità ma ci chiama ad ascoltare e vedere anche ciò che fa nella vita dei nostri fratelli; un ascolto che vorremmo realizzare mediante una vita di comunione, di fraternità, quasi sedendoci ai loro piedi come piccoli fratelli per ascoltarne la storia. Siamo infatti consapevoli che il Padre rivela il suo Regno e le sue meraviglie ai piccoli (Mt 11, 25-35). Con S. Francesco desideriamo essere minores e subditi omnibus2.
Contemplare la Misericordia di Dio nella vita dell'umanità diventa un invito ad essere a nostra volta misericordiosi. La condivisione della vita con i fratelli dietro a Gesù, ci spinge ad essere come sale e luce del mondo (Mt e, 13-16), capaci cioè di donare amore, sostegno, perdono a coloro che incontriamo sul nostro cammino per ritessere con loro la trama divina della loro vita.

La seconda immagine evangelica è quella dei discepoli che riassettano le reti (Mt 4,21). Nella parabola di Gesù le reti sono sinonimo del Regno di Dio: «Il Regno di Dio è come una rete gettata nel mare» (Mt. 13,47).

comunità francescana della santa montagnaOra, questa rete che raccoglie “ogni genere di pesci” è assimilabile alla Chiesa nella quale tutti gli uomini sono chiamati. L’opera degli apostoli non consiste solo nel gettare le reti per la pesca ma anche nella capacità di ripararne le rotture.
La Chiesa è composta da tante persone, tanti cuori da riparare singolarmente, con pazienza e Misericordia. Nella chiamata a riparare la Chiesa, ci troviamo confermati dall’esperienza di San Francesco che, nella chiesetta di San Damiano, si sentì rivolgere le parole dal Crocifisso: «va e ripara la mia casa che come vedi va rovina"»3.
Il Signore non ci chiama a compiere cose grandiose ma a riparare i piccoli fili di una rete-Chiesa che possono logorarsi e spezzarsi. Come attuare tutto ciò? Attraverso l’amore e la misericordia, facendo della propria vita, prima di tutto un’offerta d’amore a Dio Padre, unendoci all’offerta che Gesù fa di sé stesso sulla croce e accogliendo e offrendo quella misericordia, grazie alla quale siamo salvati.

Infine la figura che in sé racchiude tutto questo in modo esemplare è la Vergine Maria: chi meglio di lei sa ascoltare Dio e tutti i suoi figli? Chi meglio di lei è capace di chinarsi sulle ferite dell’umanità e con delicatezza materna – potremmo dire “misericordiosa” – le sa curare? Chi meglio di lei si pone umilmente a servizio di Dio e del prossimo e con fiducia provoca l’intervento salvifico di Dio?
Per questo la vogliamo eleggere come nostra Madre e Patrona.

Il nostro Carisma dunque consiste nell'annunciare la conversione e la penitenza, come fece Pietro alla folla riunita nel giorno di pentecoste (At. 2,37-48), ma vestendo i panni dei servi e facendo della nostra vita un’offerta d’amore a Dio e quindi mettendoci poi ai piedi dei fratelli, ascoltandone le istanze profonde, contemplando in loro l’opera di Dio e riparandone con amore e misericordia la trama esistenziale per condurli insieme a noi, a fare un'esperienza di rinnovata comunione e servizio.
San Francesco ci ricorda nel Testamento che incontrando i lebbrosi si fece per loro misericordia: «feci con essi misericordia»4. Questa immagine diventa estremamente significativa per noi, perché suggerisce come riparare e far rifiorire la comunione mediante lo strumento di una misericordia umile, semplice e concreta, ma evangelica.

Lo Spirito ci chiama ad accogliere tutti, a non giudicare nessuno ma ad amare, ad accompagnare, a condividere e a confortare. Il Signore, come il buon samaritano si china su di noi, perché anche noi possiamo fare come Lui.

 

NOTE:

1«Mi aspetto pertanto che la "spiritualità della comunione", indicata da san Giovanni Paolo II, diventi realtà e che voi siate in prima linea nel cogliere «la grande sfida che ci sta davanti» in questo nuovo millennio: «fare della Chiesa la casa e la scuola della comunione».
Lettera apostolica “: Lettera A TUTTI I CONSACRATI” in occasione dell’anno della vita consacrata; N 3 (21 novembre 2014).

2cfr Regola non bollata VII,2: FF 24 (minori e sottomessi a tutti).

3Tommaso da Celano, Vita seconda, FF. 593.

4FF 110: Il Signore diede a me, frate Francesco, d’incominciare così a far penitenza, poiché, essendo io nei peccati, mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi; 2 e il Signore stesso mi condusse tra loro e usai con essi misericordia. 3 E allontanandomi da essi, ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza di anima e di corpo. 4 E di poi, stetti un poco e uscii dal mondo.

 


 

DECRETO

decreto approvazione religiosi