Dal Vangelo secondo Marco (10, 2-12)

 

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In quel tempo, Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi. Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa. Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue».


Mi sembra che il vangelo di questa domenica ci aiuti a comprendere alcune dinamiche della vita spirituale. Un grande insegnamento mi sembra che sia quello provenire dal vangelo di domenica scorsa con l’invito a farsi servi, donando a Gesù qualcosa: per esempio il nostro limite e la nostra fragilità umana, affinché Lui possa donarci la sua vita divina… questo è il grande mistero che avviene nel battesimo e nell’Eucarestia: la nostra vita umana è assunta dal Verbo e noi riceviamo in cambio la sua vita divina; a partire da questo meraviglioso scambio è possibile iniziare una vita nuova che però conosce anche tutta la fatica e la resistenza dovuta alla nostra inclinazione al peccato. Nel Vangelo di oggi il Signore ci dice che è necessario anche saper rinunciare a qualche cosa di nostro (mani, occhi, piedi… non sono accessori ma parte di noi; è dunque qualcosa che fa parte della nostra vita). Anche Gesù ha rinunciato a qualcosa di sé quando, come afferma San Paolo, “spogliò sé stesso assumendo la condizione di servo”; ha deposto la sua gloria divina per rivestire i panni del servo e divenendo uomo. Gesù chiede anche a noi di saper rinunciare a qualcosa di importante di noi stessi: al nostro “io”, e all’orgoglio dell’essere autosufficienti («Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva»). A questo riguardo credo che sia molto eloquente l'esempio della pianta che in mancanza di acqua, per conservarsi in vita, comincia a rinunciare ai frutti, poi alle foglie e poi ai rami più esterni che si seccano, fintanto che con quel poco di acqua che rimane, sia possibile mantenere in vita il fusto o almeno la radice. È la logica della sopravvivenza. Un altro esempio è quello della famiglia che si trova in difficoltà economica: la prima cosa che si tagliano sono le spese superflue. Ebbene oggi Gesù ci invita a tagliare ciò che è superfluo, a tagliare ciò che ci fa sentire autosufficienti, per poter dipendere da Dio e dai fratelli; a riconoscere cioè che l’essenziale è l’agire di Dio in noi. Cosa siamo disposti a donare (o a perdere) per avere la Sua Vita? è la logica che troviamo nella parabola del Regno dove si racconta che un uomo, scoprendo un tesoro nel campo, vende tutti i suoi beni per comprarlo e possedere così il tesoro. È Gesù l’essenziale! Possiamo avere tante necessità ma dobbiamo chiederci che cosa sia veramente essenziale per la nostra vita interiore, per la nostra anima. In gioco è il dono soprannaturale della comunione con Dio che si realizzerà pienamente in Cielo. Inoltre, ciò che è essenziale non sempre scorre in canali che sono quelli da noi conosciuti o privilegiati: vedi la prima lettura e la prima parte del vangelo di oggi. Lo Spirito soffia dove vuole dice Gesù a Nicodemo; ne senti la voce ma non sai da dove viene e dove va. Diceva Madre Teresa di Calcutta: “Dio non mi chiama ad avere successo, ma ad essere fedele”.