Dal Vangelo secondo Luca

 

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In quel tempo, le folle interrogavano Giovanni, dicendo: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto». Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato». Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe». Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile». Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.


Cosa dobbiamo fare? Stavolta non voglio mettere sotto accusa il nostro pragmatismo quanto piuttosto evidenziare la domanda: cosa occorre per fare un’esperienza vera di conversione? Giovanni dà indicazioni semplici, concrete, apparentemente banali, però ci chiede di avere una sensibilità di cuore capace di aprirci alle esigenze di coloro che ci stanno attorno. Ai pubblicani, ai soldati alla gente comune indica la necessità di una condivisione che nasce dal saper vedere le istanze e i bisogni del prossimo. Questa sensibilità e come se fosse un allenamento, una preparazione affinché siamo più sensibili alla presenza di Dio che viene a noi. Sei i nostri cuori non crescono in sensibilità, se non ci accorgiamo del nostro prossimo con le sue esigenze, i suoi drammi, le sue preoccupazioni... come potremmo accorgerci della presenza di Dio che viene in questo mondo? San Giovanni apostolo nella sua lettera dice: «se non ami il fratello che vedi come potrai amare dio che non vedi»?

Il Signore Gesù viene a noi, anche in questo Natale e non è una questione soltanto liturgica e tanto meno di tradizione; Gesù viene a noi oggi in questo tempo, in modo reale ma per poterlo vedere e soprattutto per poterlo accogliere occorre un cuore capace di sensibilità, di attenzione nei confronti di coloro che ci stanno attorno. Nel vangelo di Matteo Gesù dice: avevo fame e mi avete dato da mangiare, ero forestiero e mi avete ospitato... com'è possibile dunque riconoscere accogliere il Signore se non abbiamo un cuore sensibile? In secondo luogo il Battista è capace di indicare in Colui che viene dopo di lui (Gesù) il vero punto di riferimento; sarà lui a battezzare in Spirito Santo e fuoco; come a dire che sarà Lui a indicarci la strada per un’esperienza soprannaturale. A noi chiesto di esprimere l’impegno attraverso la sensibilità, la solidarietà e la giustizia e a partire da queste condizioni si apre qualcosa di grande che solo Lui può donare. Chiediamo a san Giovanni Battista di preparare anche in noi un cuore sensibile capace di ascoltare e di andare in soccorso alle necessità del prossimo. Solo così andremo incontro al Signore che viene e la sua presenza allora saprà trasfigurare la vita. Calendario