Dal Vangelo secondo Luca (1, 39-45)

 

IMG 20210925 074015

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto»./em>


Maria ha da poco accolto il Verbo di Dio e nel suo grembo si è fatto uomo! Autore di questo prodigio è, da una parte lo Spirito Santo, dall’altra il sì, la disponibilità di Maria. È avvenuta per Maria una “Pentecoste” grazie alla quale è inondata dall’Amore di Dio fatto carne e questo amore non può essere contenuto, preme e sospinge per essere portato ovunque: l’Amore non può essere un fatto privato! È diffusivo per sua natura.

Contempliamo ora la scena: Maria entra nella casa di Zaccaria e in essa trova Elisabetta; il saluto di Maria entra in Elisabetta e raggiunge il piccolo Giovanni che sussulta di gioia e la gioia di Giovanni e percepita e condivisa dalla madre che benedice Maria riconoscendola “beata”. È tutto un canto e un sussulto di gioia (subito dopo Maria esulterà anch’essa nel Magnificat), come una primavera che avanza inarrestabile, come l’onda lunga di una Pentecoste che coinvolge al suo passaggio tutto ciò che trova e tutti coloro che l’accolgono; solo le tenebre non l’hanno accolta – dice il Vangelo di Giovanni – ma a quanti lo fanno è dato di diventare figli di Dio! È il mistero del Natale che ci accingiamo a vivere, come una primavera che arriva nel segreto ma che fa nuova tutta la creazione e Maria ci porta questa Vita Nuova, questo dono ineffabile a motivo del quale come Giovanni e come Elisabetta dobbiamo gioire, gioire e sussultare! Non possiamo celebrare questo Natale con un cuore stanco, triste e senza speranza: Cristo viene a rinnovare a salvare il mondo e se lo accogli nella fede Lui sarà la tua forza, la tua gioia e la tua speranza!

LA PAROLA DEL PAPA

Vorrei condividere le parole che Papa Francesco ci ha lasciato nell’Angelus di domenica scorsa (12 dicembre); in questo breve estratto ci da alcune indicazioni pratiche, semplici e vere per prepararci al Natale e per viverne il senso anche nei giorni che lo seguiranno. Partendo dal Vangelo domenicale che presentava la gente che chiede a Giovanni Battista cosa fare per convertirsi, il papa dice: «Alla domanda “che cosa dobbiamo fare?”, nel Vangelo seguono le risposte di Giovanni Battista, che sono diverse per ogni gruppo. Giovanni, infatti, raccomanda a chi ha due tuniche di condividere con chi non ne ha; ai pubblicani, che riscuotono le tasse, dice: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato» (Lc 3,13); e ai soldati: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno» (v. 14). A ciascuno è rivolta una parola specifica, che riguarda la situazione reale della sua vita. Questo ci offre un insegnamento prezioso: la fede si incarna nella vita concreta. Non è una teoria astratta. La fede non è una teoria astratta, una teoria generalizzata, no, la fede tocca la carne e trasforma la vita di ciascuno. Pensiamo alla concretezza della nostra fede. Io, la mia fede: è una cosa astratta o è concreta? La porto avanti nel servizio agli altri, nell’aiuto? E allora, in conclusione, chiediamoci: che cosa posso fare concretamente? In questi giorni, mentre siamo vicini al Natale. Come posso fare la mia parte? Prendiamo un impegno concreto, anche piccolo, che si adatti alla nostra situazione di vita, e portiamolo avanti per prepararci a questo Natale. Ad esempio: posso telefonare a quella persona sola, visitare quell’anziano o quel malato, fare qualcosa per servire un povero, un bisognoso. Ancora: forse ho un perdono da chiedere o un perdono da dare, una situazione da chiarire, un debito da saldare. Magari ho trascurato la preghiera e dopo tanto tempo è ora di accostarmi al perdono del Signore. Fratelli e sorelle, troviamo una cosa concreta e facciamola! Ci aiuti la Madonna, nel cui grembo Dio si è fatto carne».