Dal Vangelo secondo Luca (6, 17.20-26)

 

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In quel tempo, Gesù, disceso con i Dodici, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne. Ed egli, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva: «Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio. Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi, che ora piangete, perché riderete. Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti. Ma guai a voi, ricchi, perché avete già ricevuto la vostra consolazione. Guai a voi, che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi, che ora ridete, perché sarete nel dolore e piangerete. Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti».


Quando Gesù pronunciò le beatitudini parlò in aramaico. Probabilmente disse: «"In marcia" voi poveri, "in marcia" voi che ora avete fame, "in marcia" voi che ora piangete, continuate a camminare, quando vi perseguiteranno». Secondo il biblista André Chouraqui, la persona felice, conforme la cultura ebraica, è colei che si mantiene in cammino, cioè in un atteggiamento costante di ricerca della verità su ciò che veramente è essenziale nella vita. Essere felice vuol dire "stare in marcia", continuare a camminare. È triste vedere persone accomodate, come ferme sul ciglio della strada. Sono coloro che si aggrappano alle sicurezze del denaro da loro accumulato; confidano solo nei beni da loro conquistati, oppure si adattano alla cultura dominante senza mai rischiare di andare controcorrente, adeguandosi alle mode e alle tendenze del momento presente.Il Cristo risorto si rivolge ai cristiani troppo legati al denaro, a loro stessi e ai beni materiali, dicendo loro: «Infelici voi benestanti se continuate a perseverare con il vostro cuore legato e schiavo del denaro e dei vostri beni materiali e culturali!

Disponetevi in un serio cammino di conversione! Non confidate troppo in voi stessi, allontanando il vostro cuore da me, che sono il Signore, il risorto. «In marcia» tutti insieme, controcorrente! A tutti noi il Risorto dice oggi: «In marcia nel mio nome significa andare controcorrente. La vostra gioia di incontrarvi e condividere tra voi quel che avete e il dono che siete l'uno per l'altro non sarà esente da persecuzioni, da derisioni, da ostacoli di ogni genere, a causa della mentalità di questo mondo, costruito su un'eccessiva fiducia accordata all'autonomia incondizionata di tanta gente che pretende di camminare senza Dio, senza accorgersi di essere bloccata solo da divisioni, contrapposizioni e conflitti. Siate profeti di comunione tra voi, con la forza del mio Spirito, annullando le distanze tra voi ricchi e poveri, uomini e donne, residenti e stranieri, amici e nemici, e la vostra ricompensa sarà grande dei cieli».