Dal Vangelo secondo Luca (15, 1-32)

 

IMG 20210925 074015

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». Ed egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.

Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa. Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”.

Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».


Tutto questo ci interpella personalmente. La parabola, ci ha coinvolti emotivamente, siamo diventati a nostra volta dei personaggi del racconto e a questo punto ognuno di noi si identifica necessariamente con uno dei due fratelli. E allora la domanda è: Dove ti trovi nel tuo cammino con Dio? la tua vita in quale ansa rischia di stagnare: nella visione distorta di un Dio padrone, o in quella di un Dio assente dal cuore? Dove sei? Senti Dio come un padre che ti previene sempre nell’amore anche quando sei lontano da lui? Oppure ti senti senza peccato, perfetto come il primogenito? (quante volte nelle confessioni, noi sacerdoti sentiamo dire: “non ho peccato; non saprei cosa dire..non faccio male a nessuno, se posso far del bene lo faccio..) Vedete, noi pensiamo sovente – ma commettiamo un errore di valutazione – che la conversione sia il presupposto per avere l’amore di Dio e il suo perdono.

Non è assolutamente vero! Dio ci ama anche mentre noi siamo peccatori, per dirla con S. Paolo. Gesù nella parabola ci pone di fronte a due quesiti che dobbiamo prendere molto seriamente: sentire Dio come un padre che non giudica; non obbliga a nulla (neppure ad andare a messa..) ma ama e soltanto ama con tutto se stesso donando la sua vita (che fa sorgere il suo sole sui buoni e sui cattivi, direbbe l’evangelista …), che desidera stare con te per essere il tuo “pane”, la tua vita, la tua felicità e perché tu possa sentirti realizzato. Il secondo, proprio per uscire dall’individualismo (anche della fede, che non è meno pericoloso di quello esistenziale), ti chiede se sei capace di essere “pane” per il tuo prossimo, per “tuo fratello”. E questo prima di tutto, prima ancora di essere una questione di fede è una questione umana , antropologica, esistenziale. Sei capace di relazioni che “sfamano” tanto il fratello, come il forestiero? Sei capace di superare le barriere dell’indifferenza, dell’incomprensione, del pregiudizio? Sei capace di costruire un’umanità nuova?

E poi diventa anche una questione di fede, ma questo lo potrai fare solo se saprai cosa vuol dire “l’amore del Padre”; se ne hai solo sentito parlare, se è solo teoria, ti troverai ad essere come il figlio maggiore, a recriminare, sulla giustizia, sul fatto che non lo merita, oppure sul fatto che ti reputi “non capace”. Non è la conversione che procura il perdono.. ma il contrario! È l’amore di Dio che fa nascere un cuore nuovo, un cuore di “figlio”. “In questo sta l'amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati” (1Gv 4,10).