Dal Vangelo secondo Giovanni (10, 27-30)

 

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In quel tempo, Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».


Questo brano di vangelo mi dà l'occasione di riflettere sulla bellezza del tempo di Pasqua che rischiamo di perdere; solitamente concentriamo tutte le nostre energie per il tempo della quaresima con tante iniziative e impegni e poi arrivati a Pasqua è come se la tensione del cammino si esaurisse perché arrivati alla meta, dimenticando però che con la Pasqua inizia il “tempo pasquale”, che è il vero motivo per cui si vive la quaresima. È soprattutto questo tempo liturgico il vero obiettivo del cammino quaresimale e della Pasqua; è un tempo fonte d'ispirazione e grande opportunità di cammino nella scoperta di quella vita nuova che ci ha donato il Risorto. Il tempo della quaresima e il tempo della Pasqua, uniti tra loro, sono una grandissima occasione di crescita interiore e soprattutto comunitaria. L'immagine del Buon Pastore che ci offre la liturgia odierna, è una metafora del Cristo Risorto che ci conduce ai pascoli della vita, alle fonti di acqua viva che sono l’immagine del dono dello Spirito Santo. In effetti la Pasqua è il preludio dell'effusione dello Spirito Santo al quale la Chiesa nascente arriva nel giorno di Pentecoste.

Oggi la comunità cristiana, la Chiesa cammina verso il dono dello Spirito Santo proprio nel tempo pasquale e questo grazie alla presenza di Gesù risorto che, come Buon Pastore, conduce la sua Chiesa verso la Pentecoste affinché tuta la comunità possa rinascere e avviarsi alla missione. Oggi in particolare la liturgia ci dice che il cammino con Gesù verso il dono dello Spirito avviene in una grande comunione con il Risorto: siamo guidati dalla sua mano forte dalla quale nessuno potrà strapparci. Detto in altre parole Gesù ci dice: “Io non ti lascerò, non ti dimenticherò mai”; e questo amore che lega in modo così forte la comunità al Signore è lo Spirito Santo. Ma quali sono i segni che ci aiutano a capire che siamo saldamente nelle mani del Signore? E ancora: se siamo saldamente nelle mani di Gesù perché sperimentiamo tanti problemi e tante fatiche? Come possiamo dire che mediante l’effusione dello Spirito, stiamo avanzando verso un’esperienza sempre più profonda di Dio? Sono alcune domande che possono aiutarci a riflettere (e a pregare) mentre viviamo questo tempo.